Cardioversione elettrica: rischi e tutto quello che c’è da sapere

Sicuramente tutti hanno sentito parlare di aritmia cardiaca. L’aritmia cardiaca è quella situazione che può avere differenti nature e che va ad alterare il normale ritmo di concentrazione del cuore. L’aritmia cardiaca può avere differenti fattori che possono essere momentanei o legati all’abuso ad esempio di alcol o caffeina. Oppure essa è sintomo di qualche altra malattia più importante che deve essere curata, come ad esempio l’ipertiroidismo. La cardioversione è quella procedura terapeutica che viene attuata nel momento in cui è necessario ripristinare il ritmo sinusale nella persona che ha delle aritmie cardiache.

Cos’è la cardioversione

Questa procedura terapeutica è necessaria per andare a ristabilire il normale funzionamento del cuore e in particolare del suo ritmo sinusale. Viene applicata in tutte le persone che soffrono di aritmia e ne esistono di due differenti tipologie. La cardioversione elettrica da delle scariche elettriche che danno degli shock e sono generate da un defibrillatore. Le scariche vengono trasmesse al paziente tramite degli elettrodi che vengono posti sul torace. In questo modo questi elettrodi sono in grado di condurre al massimo la scarica elettrica al cuore.

Esiste poi la cardioversione farmacologica che invece prevede la somministrazione di medicinali adatti per evitare queste aritmie. La cardioversione è un trattamento che viene fatta sotto stretto controllo medico e che è comunque programmata. Infatti essa è una terapia ed un qualcosa che avviene in modo sporadico e controllato e non nel momento del bisogno. Non bisogna infatti confonderla con la defibrillazione.

Quando parlare di defibrillazione

Nonostante la cardioversione elettrica si basi sempre sull’utilizzo di elettrodi e di scariche elettriche che vanno a ripristinare il ritmo sinusale corretto, è diversa dalla defibrillazione.La defibrillazione è invece una procedura che si mette in atto quando ci si trova davanti ad un’emergenza e quando il paziente è in pericolo di vita. Quando un paziente si trova in una situazione di tachicardia ventricolare senza polso o di fibrillazione ventricolare che possono provocare un arresto cardiaco, allora è necessaria la defibrillazione.

La defibrillazione quindi, rispetto alla cardioversione, non è una pratica controllata e soprattutto che è possibile pianificare ma imprevista. Essa è necessaria per cercare di salvare una persona da un arresto cardiaco. Anche a livello di shock elettrico la cardioversione ha uno shock molto inferiore rispetto alla defibrillazione proprio perché questa deve andare ad aggiustare in qualche modo il ritmo del cuore, ma non a farlo ripartire.

La cardioversione si può utilizzare quando si ha una tachicardia e quindi quando il cuore batte più velocemente rispetto a quanto dovrebbe, oppure in maniera irregolare rispetto al suo ritmo. Le aritmie per cui solitamente si utilizza la cardioversione e con cui si ottengono i risultati migliori, sono le tachicardie sopraventricolari, il flutter atriale, la tachicardia ventricolare con polso e la fibrillazione atriale. Queste tipologie gli problematiche, che richiedono la cardioversione, devono essere valutate dal cardiologo. Che sarà lo stesso che prescriverà questa terapia farmacologica o elettrica se necessaria. Questo, come tutti gli interventi, può provocare dei problemi, come il distacco di un coagulo di sangue all’interno del cuore.

Il distacco di un coagulo, nei casi più gravi, può anche portare ad un’embolia o ad un ictus e alla morte. Per ovviare a questo problema è possibile prendere dei farmaci anticoagulanti per andare a sciogliere questi coaguli presenti ed effettuare la terapia in sicurezza.

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