Tabacco sfuso o sigarette: cos’è meglio fumare? Quale fa meno male?

Bisognerebbe partire da un presupposto fondamentale: il fumo, dovuto alla combustione di sostanze, che siano chimiche oppure organiche, come nel caso del tabacco, fa male a prescindere, soprattutto se in forma passiva.

Basta pensare anche ad altri tipi di fumo prodotto da altre cause, quali gli incendi, oppure la respirazione del gas nervino, o il monossido di carbonio liberato nell’aria da parte delle autovetture non provviste di speciali filtri.

Ritornando al fumo delle sigarette, il vero pericolo non è tanto nella combustione del tabacco in quanto foglia, presa in natura, ma come esso viene poi trattata in fabbrica, come viene essiccato, gli additivi che vi si aggiungono, e così via.

Cos’è meglio fumare?

Per rispondere a questa domanda bisogna prima fare una distinzione fra quello che è il tabacco sfuso, confezionato e venduto perché i consumatori possano fare a mano una sigaretta, e quelle che sono le sigarette già confezionate in pacchetti da 10 o da 20.

  • Il tabacco sfuso, anche chiamato “tabacco trinciato“, è notevolmente conveniente in termini di spesa.
    Viene presentato in due versioni secco e semi umido e ciò dipende dall’umidità di additivi aggiunti, tra i quali c’è l’acqua.
    Il primo tipo, quello secco non è molto maneggiabile quando si rolla una sigaretta poiché c’è il rischio che si sbricioli, mentre lo è il secondo tipo.
    Un pacchetto di norma contiene tra i 40 e i 50 grammi e, come prezzi, ci si aggira attorno ai 6 € per un massimo di 8 €.
    Il prezzo è elevato, ma rispetto alle sigarette confezionate dura anche più di una settimana, ovviamente dipende dal fumatore.
    La nicotina normalmente contenuta è di poco minore a quella indicata sulle confezioni di sigarette già pronte.
  • Le sigarette confezionate, che di norma costano minimo 5 € (per quelle considerate dure, mentre quelle morbide costano 0,20 centesimi in meno), essendo appunto già rollate in fabbrica e risparmiano la “fatica” di farla a mano, sono quelle più consumate.
    A livelli di spesa però (e dipende dal soggetto) sono più dispendiose, se prendiamo in considerazione il fatto che un fumatore medio ne consuma almeno 6, fino ad una decina, al giorno.

Quale fa meno male?

In conclusione si può dire che il danno provocato dal fumo non si differenzia tra chi fa uso di tabacco sfuso e fa le sigarette a mano da chi fuma sigarette confezionate.

L’apporto di nicotina (la sostanza che crea dipendenza) e le sostanze nocive (catrame e monossido di carbonio) dipende dall’azienda che produce articoli da fumo, sia esso tabacco trinciato che sigarette già rollate.

L’unica cosa consigliabile da fare è cercare un prodotto con nicotina, catrame e monossido molto basse, che purtroppo non spesso danno lo stesso gusto che conosciamo alla fumata, oppure addirittura provare a smettere di fumare.

Leave a Reply