I giornali italiani online: forzati dell’infotainment

 

quotidianiCome suggerisce la voce di Wikipedia, infotainment significa informazione spettacolarizzata. Ne fanno uso tutti quei media che tendono a enfatizzare l’intrattenimento rispetto al dovere di informare, anche se provengono da una tradizione di giornalismo paludata e seria, che ha anteposto sempre il diritto di cronaca a quello di intrattenimento. Nella crisi generale dell’editoria, indotta da un calo dei consumi e dalla trasformazione gigantesca operata nei media con la diffusione di internet e la nascita del contenuto generato dagli utenti, spinta oltre ogni previsione dalla rivoluzione tecnologica del mobile, i giornali italiani hanno tentato le strade tentate altrove.

Alcuni hanno provato a inserire dei magazine online di supporto, per spostare su un supporto esterno, adatto ai tablet, tutta l’informazione rosa, il gossip e le notizie leggere. I frutti però sono stati pochi.

Altri come La Stampa o il Foglio hanno provato a inserire i contenuti a pagamento, stoppando la lettura dopo un tot di libero accesso alle notizie. Questa tipologia di abbonamento affianca quello tradizionale che tutti i quotidiani offrono a un prezzo conveniente. Questa proposta presenta delle comodità per chi ha dei tablet, ma la domanda che si fanno gli utenti non disposti a pagare è: perché devo dare soldi a qualcuno, per ricevere notizie, cui accedo in tempo reale da altre fonti? Per sentire i commenti? Di chi, se la televisione non fa altro che pullulare di talk show cui partecipano comunque gli stessi editorialisti che pretendono di farsi pagare per essere letti?

La strada più facile per tentare di conquistare lettori e offrire banner pubblicitari agli inserzionisti è stata quella dell’infotainment, del ricorso cioè all’informazione spettacolo di genere, di bassa lega, che riguarda più il gossip, le voci di corridoio, con particolari spesso piccanti, che sfociano in pezzi dichiaratamente hot, realizzati per acchiappare click con la vecchia tattica del nudo esplicito femminile. Caso macroscopico in questi giorni, con la discussione della fondamentale riforma costituzionale presentata dalla Ministro Boschi. I servizi dedicati al succo di questa epocale riforma che elimina il bicameralismo, taglia i senatori e sveltisce le procedure di approvazione delle leggi sono stati in numero minore, e sicuramente meno letti, delle gallerie di immagini dedicati alla giovane e procace ministro delle riforme.

Tuttavia l’infotainment, che ha fatto scuola dapprima in televisione, con i vari rotocalchi pomeridiani che spettacolarizzavano efferati delitti familiari e tradimenti tra celebrità, non sembra essere una strada in grado di fornire quell’aumento di visite necessarie a far sopravvivere i giornali. Il problema principale è che mostrando continuamente le foto della Boschi o i nudi della fidanzata del calciatore di turno, al massimo si attirano dei feticisti, ma non pubblico veramente interessato ad approfondire degli aspetti delle notizie, anche le più leggere, col risultato che essi non si trasformeranno mai in utenti ingaggiati dalle specifiche operazioni di marketing.

Un obiettivo concreto che sia sincero anche con gli inserzionisti è quello di concentrarsi su specifici target, anziché sparare nel mucchio. Giornali come Repubblica, per esempio, che mensilmente si lodano per i risultati raggiunti, ancora nel 2014 utilizzano l’auto-refresh della home page, con la scusa di aggiornare la schermata all’utente. In verità questo meccanismo accresce in modo falso il numero delle pagine visitate e quindi delle impression dell’inserzionista. Ma questo meccanismo non fermerà di sicuro l’emorragia di veri lettori.

 

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