Imprese e presenza online, la comunicazione ideale

 

onlinePer le imprese italiane il web sta diventando sempre più importante. E’ innegabile che una spinta alle connessioni, ad appropriarsi di internet, l’abbiano data fenomeni come Facebook e i blog. Avendo uno spazio anche semplice dove andare ha significato aprirsi ad altre possibilità, che le imprese hanno facilmente classificato in opportunità. Dove c’è gente che si raggruppa, ci sono cartelloni pubblicitari da attendere, dice la vecchia scuola americana dell’advertising.

Ma essere online non basta. Stare su internet è facile, l’open source permette a chiunque, anche con poche conoscenze, di mettersi sul web e raggiungere potenziali clienti, ma nella cruda realtà, il web è un gigantesco cimitero di progetti abbandonati a mal riusciti. Questo perché non si fanno i conti con alcune variabili e costanti che sono sempre presenti in un progetto di business e che, a differenza di quanto si pensi, sono abbastanza simili a quelle del marketing tradizionale.

Innanzitutto molte imprese sono a corto di conoscenze. Semplicemente non conoscono il web e affidano tutta la comunicazione online a figure interne, che al massimo hanno l’incarico di mantenere in buono stato il sito aziendale. Si tratta spesso di figure addirittura interne all’azienda, senza alcuna specifica preparazione, che leggono qua e là qualcosa sui siti, ma non imparano mai veramente ciò che serve, anche perché il marketing è una specifica disciplina economica, che abbisogna di test. Emblematico è il modo provinciale con il quale le aziende italiane affrontano il problema della visibilità su Google, il celebre motore di ricerca. Essere presenti nell’indice di Google, in alte posizioni rispetto alle parole chiavi più ricercate nel settore dell’impresa, significa garantirsi una fetta di traffico targetizzata e potenzialmente interessate a concludere acquisti e ordini.

Spesso le imprese italiane si affidano a soluzioni semplici, proposte da professionisti che non testano mai il reale funzionamento di Google e il conseguente comportamento degli utenti. Finiscono così per incappare in errori, o al peggio in penalizzazioni, che colpiscono la reputazione del marchio e che sicuramente non portano alcun vantaggio. Talvolta sono le figure interne di cui sopra a occuparsi della promozione online di un sito, senza peraltro riuscirvi, perché mettono in campo un sapere nozionistico che nulla ha a che vedere con la psicologia del consumatore, una branca della psicologia cognitiva, che negli ultimi 30 anni, in America, ha conosciuto un particolare sviluppo.

Per cui le imprese italiane che vanno in rete devono riconsiderare la loro programmazione in materia di presenza online. Devono seguire queste strade:

  1. Affidarsi a esperti nel campo della comunicazione online, diversi da giornalisti pubblicisti in cerca di avventure, che non conoscono un rigo di markup html o le basi del funzionamento di Google.
  2. Diffidare di chi propone soluzioni facili e veloci, esattamente come se ne diffida nel commercio tradizionale. Conquistare fette di traffico è faticoso, fidelizzarle significa mettere in campo dei progetti di marketing, cioè degli investimenti dai quali si aspettano ritorni di investimento.
  3. La seo come la pubblicità pay per click non è una scommessa: nei motori di ricerca si può salire, adWords può funzionare se a organizzare le campagne sono professionisti che conoscono il mercato e come funziona il web.

 

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